People di Fabrizio Villa


a cura di Aurelia Nicolosi e Marilina Giaquinta
opening 01 febbraio 2020, ore 19.00

KōArt – Unconventional Place, via San Michele, 28 – Catania
01 – 27 febbraio 2020

Sono cinque i lavori in mostra. Tra questi Chef all’Opera, selezionata dal New York Times tra le foto più rappresentative del 2019, che sarà presentata al pubblico per la prima volta.

«Fabrizio Villa – scrive nel suo testo, la curatrice Marilina Giaquinta – rappresenta la “gente” come puntini lontani e indistinguibili, sparsi su frecce direzionali, quasi un pendant di colore con le acque scure del lago (e non importa se si tratta del ponte galleggiante sul Lago d’Iseo dell’artista Christo Yavachev), come fiume straripante di devoti che ricopre la piazza e la via in un magma arginato dall’austerità delle chiese e dei palazzi barocchi, come corpi inerti fissi immobili, distesi al sole o sotto ombrelloni variopinti, come volti chiusi e addormentati di mamme e bambini in mezzo a stracci e a coperte di risulta, come angeli candidi in mezzo al velluto rosso del teatro lirico, quasi disegni di un tromp l’oeil, che rammentano i merletti del Teatro Olimpico palladiano. Puntini, colori, magma, coperte, biancore, senza volti, senza sembianze, folla unita e separata allo stesso tempo, mare della vacanza e mare della disperazione stanca, religione che non è preghiera ma culto, che non è spirito ma devozione».

Fabrizio Villa con la sua visione dall’alto sembra voler cercare l’uomo e descrivere il suo rapporto tormentato con la Terra e la Natura. Un’indagine a tutto tondo che racconta l’Antropocene nelle sue molteplici stratigrafie. Ecco che la mostra diventa un racconto sintetizzato da cinque scatti di grandi dimensioni in cui è racchiuso tutto lo spirito dell’artista, che, con verismo e lealtà, ritrae contemporaneamente la magnificenza e la grettezza della nostra società. Immagini indelebili della trasformazione contemporanea.

«È necessario sentirsi coinvolti in quello che si ritaglia attraverso il mirino. Fotografare è riconoscere, nello stesso istante e in una frazione di secondo, un fatto e l’organizzazione rigorosa delle forme percepite visualmente che esprimono e significano quel fatto. È mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore. È un modo di vivere. Così parlava Henri Cartier-Bresson e Fabrizio Villa – spiega la curatrice Aurelia Nicolosi – sembra fare sua tale lezione: il viaggio e le persone, da cui il nome del progetto People, sono diventati i punti focali di una carriera costellata di esperienze molto potenti, che hanno raccontato l’uomo nelle sue molteplici trasformazioni e sfumature.
Sono tutte lì, concentrate in uno scatto intenso, la speranza e la disperazione dei migranti colti in un momento di riposo taumaturgico, dopo il salvataggio in mare. Occhi chiusi, membra sparse e aggrovigliate alla ricerca di un contatto salvifico, che si contrappongono ai corpi anonimi delle spiagge assolate, bolle modaiole, anestetizzate contro i drammi quotidiani».

Sono previste delle visite guidate su appuntamento in compagnia dell’artista e delle curatrici.
Si ringraziano, inoltre, gli sponsor che hanno supportato tutte le fasi di ideazione, sviluppo e realizzazione della mostra, ovvero, Cantine di Nessuno, IM Digital Fine Art e Arkimedi.